Tanti tanti anni senza Guerino Buglione. 30 anni senza Guerino Buglione. Eppure il vuoto che ha lasciato nel giornalismo sportivo (e non solo) continua a vibrare di quella vitalità che solo le grandi personalità sanno trasmettere. Ricordarlo non è solo un atto di memoria doveroso, ma un tuffo in un’epoca in cui il racconto diventava arte e la cronaca si tingeva di umanità.
Guerino non era solo un giornalista; era un narratore. Chiunque abbia avuto la fortuna di ascoltarlo, sa che la sua voce era inconfondibile: un timbro che entrava nelle case e nei cuori, capace di trasformare una partita di calcio o un evento cittadino in un’esperienza collettiva.
Il suo era uno stile unico, un equilibrio perfetto tra professionalità e passione. Guerino possedeva doti che oggi sembrano merce rara:
L’ironia sottile: sapeva graffiare senza mai ferire, leggendo tra le righe degli eventi con un sorriso intelligente.
La simpatia travolgente: un carisma naturale che rendeva ogni sua intervista un momento di autentica convivialità.
L’eleganza del linguaggio: riusciva a essere popolare nel senso più nobile del termine, parlando a tutti ma senza mai scadere nel banale.
Oggi, la Tribuna Stampa dello Stadio San Francesco porta orgogliosamente il suo nome. È il giusto tributo a chi ha vissuto quei gradoni con l’anima, prima ancora che con il taccuino.
C’è una certezza che accompagna questo anniversario: se Guerino fosse ancora tra noi, quella tribuna la avrebbe tenuta con un decoro d’altri tempi. Immaginiamo la sua figura lì, sornione eppure autorevole, pronta a dispensare consigli ai colleghi più giovani e a nobilitare il mestiere con la sua sola presenza. Sorridendo per non prendersi mai troppo sul serio. Avrebbe protetto quel luogo con la dignità di chi sa che il giornalismo è, innanzitutto, rispetto per il pubblico e per la verità del campo.
A trent’anni anni dalla sua scomparsa, il ricordo di Guerino Buglione non sbiadisce. Resta l’eco della sua voce, resta l’esempio di un uomo che ha amato il suo territorio e che ha saputo raccontarlo con il cuore. Perché, in fondo, i grandi giornalisti non smettono mai di parlare: continuano a farlo attraverso il vuoto che lasciano e gli insegnamenti che hanno seminato.
Ciao, Guerino. La tua tribuna continua a raccontare di te.