Le storie i racconti di vita. Ci sono Antonella, Anna, Filomena, Martina.

 
Sono frammenti di coraggio e forza, ma sono anche pezzi di vite che sono state sgretolate. Vite interrotte con una violenza brutale, altre ricomposte con fatica e dolore. Le voci delle donne, le voci di marzo verso l’8 marzo.
 
Le abbiamo raccolte noi di Telenuova negli anni, dando voce a chi non ce l’ha. Abbiamo ricostruito racconti pezzo dopo pezzo, ed abbiamo lanciato e lasciato spunti di riflessione attraverso dialogo, confronti momenti di condivisione con psicologi, magistrati, forze dell’ordine, insegnanti, studneti, istituzioni, giornalisti, sacerdoti, associazione.
 
Quelle stesse storie andranno in onda su Telenuova fino all’8 marzo in uno spciale dopo il telegiornale delle ore 22:30.
 
Perché l’8 marzo Non sia solo una data da celebrare con i fiori e regali ma un tempo sospeso in cui si mescolano il coraggio di chi si è ribellata alla violenza e il dolore per chi non ce l’abbia fatta, la rete si supporto e di ascolto, quella di azione prevenzione e repressione.
 
Raccontarlo attraverso chi lo abbia vissuto impedisce che la violenza diventi un racconto ordinario
La violenza contro le donne si narra tra sportelli, ambulatori, aule di tribunale; nei gesti: una porta chiusa a chiave, una telefonata fatta di notte, un diario tenuto nascosto. Ci sono donne che, dopo anni di paura, trovano la forza di denunciare, esporsi, ricostruire un’esistenza derubata. Non c’è eroismo nelle loro scelte, c’è fatica: la fatica di chi deve imparare di nuovo a fidarsi anche solo di uno sguardo. E ci sono donne che quella forza non sono riuscite a prenderla in tempo, o l’hanno trovata e non è bastata. La loro assenza pesa nelle case, nei corridoi degli ospedali, nelle aule vuote delle scuole; pesa nelle procedure che avrebbero potuto essere più veloci, nei vuoti di una rete che forse ancora non tiene abbastanza.
L’8 marzo tiene insieme queste due verità: la resistenza quotidiana di chi si salva — spesso grazie a centri antiviolenza, avvocati tenaci, reti informali di amiche — e il lutto civile per le vite spezzate, che devono restare memoria attiva, non nomi da commemorare un giorno all’anno
Non serve retorica. Serve tenere lo sguardo fermo su ciò che accade: riconoscere i segnali, chiamare per nome la violenza, offrire rifugio concreto. E ricordare che ogni donna che rompe il silenzio accorcia la strada per quella che verrà dopo.
Ed è per questo che teleniova veros l’8 marzo ha decisio di rtramsettere quanto racolto inq esti anni perché sia testimonianza e forza
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