Non manchi a Pasqua, e a cominciare dalla Pasqua, una rinnovata attenzione ai nostri ragazzi  che stanno soffrendo e ci guardano e non dimentichiamo che essi sono la primavera del mondo e della Chiesa. E’ rivolta anche ai piccoli, che non sono solo i bambini, il pensiero di Mons. Giuseppe Giudice, vescovo della diocesi di Nocera – Sarno, nel tradizionale messaggio per Pasqua. La guerra del Covid19, che stiamo combattendo da un anno, lascia ferite profonde specialmente nei bambini, ragazzi, adolescenti e nei giovani, scrive Mons. Giudice. Sono ferite invisibili, come il virus, e quindi più difficili da vedere e da curare; ma, ad occhi esperti, non sono da sottovalutare se non vogliamo compromettere l’equilibrato sviluppo dei nostri piccoli.

Essi potrebbero, se non saggiamente accompagnati, crescere con la paura del contatto con gli altri; con la fobia delle relazioni; con il timore di vedere nemici dappertutto; con il rifiuto della socialità rifugiandosi sempre di più nelle stanze virtuali. Se non si fa circolare l’aria, ci si potrebbe convincere che l’altro è l’inferno, il male, facendo crescere a dismisura l’io, quasi come in una camera a gas, dove si può morire per inedia o asfissia.  Ricordiamo che il tempo libero, se non ben riempito, diventa tempo vuoto e l’ozio è ancora il padre di tutti i vizi. 

Sono considerazioni non dettate da pessimismo, ma da sano realismo, tende a precisare il Vescovo, e non lontane dalle nostre realtà; vogliono essere semplicemente un invito a pensare questo nostro tempo pandemico.

Possiamo, come Maria e Giuseppe, angosciati alla ricerca di Gesù, essere madri e padri presenti, ma nell’ombra, attenti e propositivi, non distratti, intelligenti, gioiosi, speranzosi e fiduciosi, capaci di fare da sfondo colorato alla loro crescita e alle loro scelte. Mangiare con loro, dando alla mensa lo spessore del dialogo e della comunione, e il sapore del pane fatto in casa. Dare spazio e tempo all’ascolto e alla parola e mettendo da parte – specialmente a tavola! – gli altri strumenti di comunicazione. Mons. Giudice invita in particolare a fare attenzione alle parole non dette. Doniamo ai nostri piccoli un uovo di pasqua; come sorpresa vi trovino tanta passione, competenza, capacità di dialogo, il senso del limite e della fragilità, il filo indistruttibile della speranza da condividere con i più sfortunati per non smarrirsi e giungere, cantando l’alleluia, alla gioia pasquale.

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